Arrivederci, Stefano, amico mio

(di Federico Cinti)

E a un tratto il gelo. Il nulla intorno. Inutile
il chiarore d’aprile. Un’ombra cupa
scende sul cuore, eco lontana spentasi
in un tonfo improvviso. La tua voce

io la sento in me, adesso, solitudine
fragile. Tu mi davi sicurezza.
Più d’un amico: eri un fratello, Stefano.
La via è lunga. Volevi che io facessi

da solo, senza aiuti. Ora le lacrime,
il vuoto, il nulla intorno che hai lasciato.
Mi resta il tuo sorriso, l’amicizia
che ci legava. Non ne so il motivo.

Forse l’affinità, forse quell’essere
tutto per tutti, eterna comunione
d’intenti. Eppure, ti risento ridere
e sorridere. Il tempo s’è fermato.

Ti sento ancora accanto. Nel silenzio
cerco la tua ironia, carezza greve
su quelle mie certezze così piccole.
Scioglievi ogni mio dubbio. Resto solo,

come volevi, a fare tutto, Stefano.
Al di là del confine, oltre la soglia
so che mi ascolti, che ti allunghi a tendermi
la mano. Proverò. Non è l’addio

cantato dai poeti. La mestizia
non è cosa per te. Tu non sai quanto
mi hai donato. Ora, Stefano, il mio grazie
pieno di niente, stanco arrivederci.

Casalecchio di Reno (Bologna), 22 aprile 2020

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